Pensioni d’oro, tremano i sindacalisti: arriva la commissione d’inchiesta

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Lotta alla casta. Nel mirino stavolta finiscono i sindacalisti, che tremano per l’imminente arrivo di una commissione d’inchiesta, funzionale al chiarimento delle loro pensioni maggiorate. “L’Ufficio di Presidenza della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati, presieduto dall’onorevole Cesare Damiano, ha rinviato di una settimana la calendarizzazione della richiesta di istituzione di una commissione monocamerale d’inchiesta sulla previdenza d’oro dei sindacalisti (legge 565 del 1996), da me presentata insieme ad altri deputati di differenti forze politiche – scrive la deputata del Gruppo Misto, Vincenza Giuliana Labriola, in un post su Facebook – L’Ufficio di Presidenza avrà ora una settimana di tempo per leggere con attenzione il testo e per prendere consapevolezza della necessità di fare chiarezza su un tema di estrema importanza, su una probabile truffa ordita da un numero imprecisato di esponenti del sindacato ai danni dello Stato”.

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Sindacalisti: da sempre annoverati nella categoria degli intoccabili (additati persino come nemici del popolo, nell’accoglimento delle loro istanze), la resa dei conti arriva anche per loro. Privilegiati ma onesti: non mancano coloro che continuano a subire minacce e intimidazioni per difendere i diritti dei lavoratori contro i soprusi di sfruttatori e mafiosi.

SCANDALO – A lanciare l’allarme era stata la stessa Labriola: “Secondo i dati forniti dal ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, i sindacalisti che hanno usufruito della legge 564 del ’96 (fu scritta da Tiziano Treu, ministro del Lavoro e della previdenza sociale nel primo governo Prodi, ndr) sono stati 17.319, ma l’Inps non è in grado di rilevarne il costo”. Tra i beneficiari ci sono anche coloro che hanno ricoperto le loro cariche per brevi periodi (un mese) – per effetto della suddetta norma, la pensione integrativa ha la consistenza dell’ultimo stipendio percepito nella carriera del sindacalista. Gli illeciti possono essere smascherati “incrociando i dati in possesso dell’Inps con i bilanci della varie sigle sindacali”. Che peraltro sfuggono al conteggio (“non sappiamo quante ne abbiamo in Italia”), in modo che la mancata trasparenza presti il fianco all’impunità delle truffe.